lunedì 14 marzo 2011

INVALSI? No, grazie!

La valutazione dell’insegnamento non può avvenire secondo parametri oggettivi. Essa dovrebbe misurare un rapporto qualitativo, l’effetto di apprendimento prodotto dall’azione del docente sugli studenti. La multi-fattorialità del rapporto, cui si aggiunge il carattere precipuo dei due poli della relazione, che sono entrambi soggetti, impedisce una valutazione univoca del processo di insegnamento-apprendimento. Il suo risultato dipende dall’azione concomitante di fattori indipendenti, non sempre misurabili, il cui imprevedibile intreccio è a sua volta difficilmente misurabile. Preparazione, competenza, abilità, impegno del docente sono solo alcuni di quei fattori, cui si aggiungono: capacità cognitive dell’alunno, disponibilità al dialogo educativo, livello culturale della famiglia di provenienza, valore attribuito alla scuola nell’ambito familiare, impegno nello studio, feeling con l’insegnante, ecc. Non è possibile scorporare l’effetto di ogni singolo fattore, analizzarne ciascuno e valutarlo separatamente dagli altri.
Inoltre, la scuola è un organismo complesso, che interagisce in modo strutturato con il resto della società che la ha prodotta, al cui interno esistono e devono essere fatte affiorare prassi di analisi e di covalutazione già attive: ogni scuola, in quanto organismo sociale articolato, produce e attiva processi di autoregolazione, che devono essere resi visibili ed eventualmente modificati in relazione a contesti e a prassi di insegnamento reali.
Ammesso che una valutazione dell’insegnamento sia in generale possibile, sorgono dunque due problemi: chi valuta e in base a quali criteri? Il problema del valutatore riguarda la sua imparzialità e obiettività. Egli non potrà essere, quindi, né un docente, né uno studente, né un genitore, né un dirigente scolastico, né un insieme di tutti questi soggetti. Ma se fosse un ente esterno, quale titolo potrebbe vantare per valutare il risultato di una relazione didattico-educativa? Più in generale, è possibile che un soggetto valuti oggettivamente il lavoro di un altro soggetto, quando esso non è immediatamente traducibile in un dato numero di merci, di pezzi? Il problema del valutatore si tramuta quindi nel problema dei criteri della valutazione. Qui si tratterebbe di scegliere criteri di valutazione oggettivi per assicurare l’obiettività della valutazione, indipendentemente da chi la effettui. Così si giunge alla questione cardine della docimologia: la definizione di prove di valutazione oggettive. La scuola italiana, negli ultimi dieci anni, si è lanciata alla folle rincorsa della misurabilità obiettiva degli apprendimenti, che si è tradotta nella proliferazione delle prove strutturate, che trovano nei test INVALSI l’esempio più celebre. La diffusione di questi strumenti di valutazione, tuttavia, non è un argomento a sostegno della loro validità. Comunque negli USA, dove furono originariamente introdotti, sono stati successivamente abbandonati, e la loro validità è contestata da psicologi e pedagogisti dei più diversi indirizzi teorici. In generale, non è provato che si possa misurare, ovvero tradurre quantitativamente, un’attività qualitativa, sfuggente e indefinibile come l’insegnamento.

La somministrazione delle prove INVALSI avrà quasi certamente da quest'anno una funzione nuova: la misurazione del merito. I risultati dei test potrebbero infatti essere utilizzati per l'applicazione della Legge Brunetta, come strumento di valutazione della performance individuale di ciascun docente, sulla cui base assegnare i premi di produttività. Ecco perché rifiutarsi di svolgere le prove INVALSI, che tra l'altro non sono rese obbigatorie da alcuna normativa - poiché la Nota MIUR del 30/12/2010, non essendo fonte di diritto, non può modificare le norme regolanti le competenze del Collegio Docenti in materia di funzionamento didattico - e il cui espletamento non figura tra gli obblighi previsti dal CCNL, potrebbe rivelarsi un prezioso strumento di lotta contro il progetto di divisione e gerarchizzazione dei docenti della scuola pubblica.
Ricordiamo ancora una volta, anche in questa occasione, quanto previsto dalla Legge Brunetta:
  • Il 25% del personale è collocato nella fascia di merito alta, a cui corrisponde l’attribuzione del 50% delle risorse destinate al salario accessorio collegato alla performance individuale;
  • il 50% è collocato nella fascia di merito intermedia, alla quale corrisponde l’attribuzione del 50% delle risorse destinate al trattamento accessorio collegato alla performance individuale;
  • il restante 25% è collocato nella fascia di merito bassa, alla quale non corrisponde l’attribuzione di alcun trattamento accessorio collegato alla performance individuale.
Pubblichiamo e invitiamo a scaricare, diffondere e utilizzare nei C.D. un modello di rifiuto di adesione alle prove Invalsi, tratto dal sito dei Cobas scuola.

PROPOSTA DI MOZIONE

Il Collegio docenti del ........................................... riunito il giorno ...............................

CONSIDERATO CHE
- non esiste alcuna norma che preveda l’obbligatorietà della somministrazione delle prove INVALSI nelle scuole italiane;
- la Nota Miur 30 dicembre 2010 ( “la valutazione riguarderà obbligatoriamente tutti gli studenti delle predette classi delle istituzioni scolastiche, statali e paritarie") non è fonte di diritto e non può quindi in alcun modo modificare le norme che regolano le competenze del Collegio docenti;
- l’art. 7 c. 2 del Testo unico sulla scuola conferisce “competenza generale” al Collegio docenti in campo didattico; in particolare il collegio ha “potere deliberante in materia di funzionamento didattico del circolo o dell'istituto”, che “esercita … nel rispetto della libertà di insegnamento garantita a ciascun docente” (lett. a); “ valuta periodicamente l'andamento complessivo dell'azione didattica per verificarne l'efficacia in rapporto agli orientamenti e agli obiettivi programmati, proponendo, ove necessario, opportune misure per il miglioramento dell'attività scolastica" (lett.d);
- l’art. 4 c. 4 del DPR n. 275/99 (regolamento sull’autonomia) prevede che “nell'esercizio della autonomia didattica le istituzioni scolastiche... individuano inoltre le modalità e i criteri di valutazione degli alunni nel rispetto della normativa nazionale ed i criteri per la valutazione periodica dei risultati conseguiti dalle istituzioni scolastiche rispetto agli obiettivi prefissati”;
- la sentenza della Cassazione n. 23031 del 2 novembre 2007 ha sancito, in modo definitivo, che una circolare ha natura di atto meramente interno della pubblica amministrazione, che esprime esclusivamente un parere e non vincola addirittura la stessa autorità che l'ha emanata; ribadisce che ogni circolare per la sua natura e per il suo contenuto (di mera interpretazione di una norma di legge), non potendo esserle riconosciuta alcuna efficacia normativa esterna, non può essere annoverata fra gli atti generali di imposizione in quanto esse non possono né contenere disposizioni derogative di norme di legge, né essere considerate alla stregua di norme regolamentari vere e proprie; inoltre, la sentenza prevede che la circolare nemmeno vincola gli uffici gerarchicamente sottordinati, ai quali non è vietato di disattenderla, senza che per questo il provvedimento concreto adottato dall'ufficio possa essere ritenuto illegittimo "per violazione della circolare": infatti, se la interpretazione contenuta nella circolare è errata, l'atto emanato sarà legittimo perchè conforme alla legge, se, invece, la (interpretazione contenuta nella) circolare è corretta, l'atto emanato sarà illegittimo per violazione di legge;
- il contratto nazionale di lavoro non prevede alcun obbligo di questo tipo né tra gli obblighi di servizio né nella funzione docente;
- il Dirigente scolastico non ha alcuna facoltà/potere di aderire alle prove Invalsi poiché tale decisione è nella esclusiva competenza del Collegio dei Docenti e nella disponibilità delle/dei singoli insegnanti di classe, i quali possono decidere di aderire o meno;
- il Dirigente Scolastico deve, invece, esercitare i propri poteri (tra i quali non rientra l’adesione ad attività di valutazione senza il voto favorevole del Collegio) nel rispetto delle competenze degli Organi Collegiali (comma 2, art 25 del D.L.vo n° 165/2001);
- nel merito, le prove Invalsi rispondono ad un obiettivo di standardizzazione degli insegnamenti; sono uno strumento per la valutazione e la differenziazione degli insegnanti e delle scuole; non valutano adeguatamente le capacità di analisi, sintesi ed elaborazione critica;

delibera la NON ADESIONE alla rilevazione degli apprendimenti INVALSI per l’anno scolastico 2010/2011.

giovedì 10 marzo 2011

Prorogati i termini per i ricorsi dal decreto Milleproroghe

Il decreto Milleproroghe, Legge numero 10 del 26 febbraio 2011, prolunga i termini per il ricorso contro il licenziamento dei contratti a tempo determinato. Il termine del 24 gennaio è posticipato al 31 dicembre 2011. L'articolo 2, comma 54, è infatti intervenuto sull'articolo 32 della Legge 183/2010, il “collegato lavoro”, che ha introdotto un doppio regime di decadenza per l'impugnazione dei licenziamenti (60 + 270 gg.), aggiungendo un nuovo comma, l’1-bis:
In sede di prima applicazione, le disposizioni di cui all’articolo 6, primo comma, della Legge 15 luglio 1966, n. 604, come modificato dal comma 1 del presente articolo, relative al termine di sessanta giorni per l’impugnazione del licenziamento, acquistano efficacia a decorrere dal 31 dicembre 2011.
L'attuale norma che prolunga il termine fino al 31 gennaio non contiene tuttavia alcuna disposizione retroattiva per i licenziamenti antecedenti al novembre 2010, fatto, questo, che sta creando problemi e dubbi circa la corretta interpretazione del decreto.

Art. 32. (Decadenze e disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo determinato)
Il licenziamento deve essere impugnato a pena di decadenza entro sessanta giorni dalla ricezione della sua comunicazione in forma scritta, ovvero dalla comunicazione, anch'essa in forma scritta, dei motivi, ove non contestuale, con qualsiasi atto scritto, anche extragiudiziale, idoneo a rendere nota la volontà del lavoratore anche attraverso l'intervento dell'organizzazione sindacale diretto ad impugnare il licenziamento stesso.
L'impugnazione e' inefficace se non è seguita, entro il successivo termine di duecentosettanta giorni, dal deposito del ricorso nella cancelleria del tribunale in funzione di giudice del lavoro o dalla comunicazione alla controparte della richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato, ferma restando la possibilità di produrre nuovi documenti formatisi dopo il deposito del ricorso. Qualora la conciliazione o l'arbitrato richiesti siano rifiutati o non sia raggiunto l'accordo necessario al relativo espletamento, il ricorso al giudice deve essere depositato a pena di decadenza entro sessanta giorni dal rifiuto o dal mancato accordo.
1-bis. In sede di prima applicazione, le disposizioni di cui all’articolo 6, primo comma, della Legge 15 luglio 1966, n. 604, come modificato dal comma 1 del presente articolo, relative al termine di sessanta giorni per l’impugnazione del licenziamento, acquistano efficacia a decorrere dal 31 dicembre 2011.

venerdì 4 marzo 2011

Prometheus n.° 5

Uscito l'ultimo numero di Prometheus. Potete scaricare la rivista da questo blog o direttamente al link: http://www.4shared.com/document/wfPQ7ybh/Prometheus_5.html
Vi ricordiamo che è nato il gruppo-abbonamento
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Di seguito, proponiamo l'editoriale del nuovo numero.

Il ricatto padronale: lavoro contro diritti
Oltre cento sono le scuole di ogni ordine e grado che a Milano e provincia hanno rifiutato di sperimentare il merito, quasi novanta quelle cagliaritane. Si contano sulle dita, invece, gli istituti aderenti, talora senza la preventiva approvazione del Collegio Docenti. Un nuovo, pesante fallimento del MIUR, dopo la BOCCIATURA del progetto di sperimentazione avvenuta a Torino e a Napoli, al quale il Ministero non poteva rispondere che con un Decreto Ministeriale, secondo una prassi ormai inveterata dell’attuale governo. Stando alle indiscrezioni dei mezzi di stampa, il DM sarebbe stato presentato lo scorso 31 gennaio a Cgil, Cisl, Uil, i quali, però, hanno negato di averlo ricevuto. Mentre è di poche settimane fa la firma del Decreto attuativo della legge Brunetta sulla Pubblica Amministrazione da parte dei sindacati gialli Cisl e Uil. E proprio dal DL/150 del 27 ottobre 2009, convertito in legge il 4 marzo 2009, si deve partire per comprendere il disegno economico e politico celato dietro la CROCIATA IDEOLOGICA di Brunetta e Gelmini su merito e valutazione. Campagna questa non nuova, lo ribadiamo, giacché nel ’99 il cosiddetto CONCORSONE costò la poltrona del ministero di Viale Trastevere a Berlinguer. Non è infatti un caso che oggi, prima in Lombardia, poi durante la prima edizione del Forum per il rilancio dell’istruzione pubblica, il Partito Democratico dichiari di non voler lasciare la bandiera del merito nelle mani del centrodestra. Se dell’inapplicabilità dei metodi aziendali di valutazione della performance individuale a un contesto di produttività immateriale, sociale e socializzata come quello della scuola abbiamo già discusso su queste pagine, ci sembra oggi più che mai urgente riprendere il filo del discorso a partire dall’attacco ai diritti dei lavoratori, sferrato dal governo al comparto della scuola e da Marchionne agli operai dell’industria metalmeccanica, nel trittico silenzio-assenso-trasmissione dei sindacati padronali.Tra le finalità della legge Brunetta figurano l’incremento dell’EFFICIENZA del lavoro pubblico e il contrasto alla scarsa produttività e all’assenteismo. Singolare e significativo che a fare per primo tesoro, portandolo alle estreme conseguenze, dello zelo impiegato dal ministro della PA nello smascheramento di fannulloni e assenteisti sia stato il maggior guppo multinazionale italiano del più importante settore industriale nazionale, a Pomigliano d’Arco prima, a Mirafiori poi. L’accordo Fiat di POMIGLIANO interviene infatti sul CCNL del 2008 con modifiche peggiorative sui tempi di lavoro, orari e riposi, sulla malattia e sul diritto di sciopero, inasprendo il dispositivo disciplinare di controllo sul corpo dei lavoratori. Ma a questo progetto coercitivo, sintetizzabile nel RICATTO “lavoro in cambio di diritti”, proprio il MIUR ha indicato la via. Precisamente nel settembre 2009, in quel reazionario laboratorio sperimentale che è la Lombardia, quando Cgil, Cisl, Uil, Confsal e Snals firmarono con la Regione e con l’USR i PATTI TERRITORIALI, che obbligavano i precari della scuola rimasti disoccupati a siglare contratti di lavoro in deroga al CCNL, che prevedevano 36 ore lavorative settimanali retribuire come 18, senza malattie, né ferie pagate. Come dire che lo Stato indica all’impresa il PROTOTIPO su cui ristrutturare la contrattazione collettiva, il diritto del lavoro e le relazioni industriali. Anche in materia di CONTRATTAZIONE, infatti il MPAI ha innovato per primo, non solo sottraendo il salario accessorio dalla contrattazione collettiva, ma disciplinando direttamente per legge anche l’organizzazione del lavoro e degli uffici, il che equivale alla fine non solo del potere di contrattazione, ma perfino di concertazione.L’offensiva padronale si presenta dunque negli stessi termini in cui lo Stato si relaziona con una parte dei suoi operai sociali. Ma, mentre i lavoratori che a Mirafiori hanno votato contro nel referendum del gennaio scorso e una parte anche di coloro che hanno votato sì hanno la piena consapevolezza del ricatto a cui sono stati sottoposti, questa coscienza stenta ancora ad affermarsi tra i docenti. Se è vero che il progetto di sperimentazione è stato per ora rifiutato, troppo diffusa è ancora la sottovalutazione della gravità dei processi di ristrutturazione economica e giuridica in atto. Così, il BLOCCO degli SCATTI di anzianità del 2011 e 2012 per gli insegnanti di ruolo, che costerà loro in media 20mila Euro, è sinora scivolato su un mare di rassegnazione o di disinteresse. Come biasimare del resto il docente medio, se il segretario della Flc Cgil - cui ha delegato, sembrerebbe, anche la capacità di ragionare e la possibilità di reagire - ha a tal proposito recentemente affermato che la sua associazione professionale vigilerà sull’economia di spesa per consentire il recupero degli scatti? Sposata la stessa logica padronale di divisione dei lavoratori, il segretario della Flc vigilerà insomma sul MIUR, affinché esegua con solerzia le direttive di taglio delle spese indicate dal MEF, ossia 132mila posti di lavoro in meno, per sempre, in tre anni: "DIVIDE ET IMPERA".

domenica 27 febbraio 2011

Prometheus n.° 5

In uscita il nuovo numero di Prometheus.
Questi i temi:

Il ricatto padronale: lavoro contro diritti Quando lo Stato indica all'impresa il prototipo su cui ristrutturare la contrattazione collettiva e il diritto del lavoro.

La guerra dei precari. Divisi si perde! La nostra posizione sulla questione del precariato nella scuola pubblica. Solo dalla consapevolezza della disparità di trattamento dei lavoratori precari della scuola e dello sfruttamento a cui sono da sempre sottoposti dallo Stato, questi potranno vincere ogni tentazione individualistica e microcorporativa.

Da oggi Prometheus ha anche una ml, una sorta di abbonamento per gli affezionati della rivista. Se vuoi riceverla ogni mese, scrivici a mailto.prometheus@gmail.com prometheus_google@googlegroup.com

domenica 6 febbraio 2011

C'è chi dice no!

Pubblichiamo l'elenco aggiornato delle scuole di Milano e provincia che hanno bocciato il progetto di sperimentazione del merito.

  1. CD Bergognone - Foppette di Milano
  2. IP Bernocchi di Legnano
  3. I Circolo di Abbiategrasso
  4. IC Thouar Gonzaga di Milano
  5. IC Montessori di S. Giuliano Milanese
  6. I Circolo di Buccinasco
  7. LS Vico di Corsico
  8. IC Copernico di Corsico
  9. CD Battisti di Milano
  10. IC Pezzani di Milano
  11. IC Madre Teresa di Calcutta di Milano
  12. IIS Besta di Milano
  13. IIS Schiaparelli - Gramsci di Milano
  14. IIS Allende - Custodi di Milano
  15. ITIS Feltrinelli di Milano
  16. SM Luini - Falcone di Rozzano
  17. I Circolo di Senago
  18. IIS Pareto di Milano
  19. LS Majorana di Rho
  20. ITIS Curie di Milano
  21. SM Buzzati di Milano
  22. ITT Varalli di Milano
  23. LS Cavalleri di Parabiago
  24. ITIS Righi di Corsico
  25. ITIS Conti di Milano
  26. IC Fermi di S. Giuliano Milanese
  27. II Circolo di Senago
  28. ITC Verri di Milano
  29. LS Bottoni di Milano
  30. IC Tommaso Grossi di Milano
  31. LC Manzoni di Milano
  32. SM Carducci - Correnti di Abbiategrasso
  33. IIS Marelli - Dudovich di Milano
  34. IIS Moreschi di Milano
  35. SM via Tiziano di Buccinasco
  36. IC Don Orione di Milano
  37. IIS Ferraris - Pacinotti di Milano
  38. IC De Andrè di Rho
  39. IC Barozzi di Milano
  40. IC Morosini - Manara di Milano
  41. IC Garibaldi di Cinisello B.
  42. LA Boccioni di Milano
  43. IIS Gadda di Paderno
  44. II Circolo di Cernusco S/N
  45. IC Paolo e Larissa Pini di Milano
  46. IC Cuoco Sassi di Milano
  47. IC Pinin Carpi di Milano
  48. SM Carlo Porta di Milano
  49. IC Lorenzini Feltre di Milano
  50. ITIS Torricelli di Milano
  51. III Circolo di Pioltello
  52. IC via Russo di Milano
  53. IC Rodari di Vermezzo
  54. IC Perlasca di Bareggio
  55. IIS Severi - Correnti di Milano
  56. I Circolo di Pioltello
  57. IC Manzoni di Legnano
  58. LS Vittorini di Milano
  59. SM Maffucci - Pavoni di Milano
  60. ITCG Maggiolini di Parabiago
  61. IC Rovani di Sesto S.G.
  62. IPSAR Carlo Porta di Milano
  63. IC Rinnovata Pizzigoni di Milano
  64. IC via Brodolini di Novate Milanese
  65. SM Mattei - Di Vittorio di Pioltello
  66. LS Falcone e Borsellino di Arese
  67. II Circolo di Garbagnate Milanese
  68. IC Pisacane Poerio di Milano
  69. IC Faipò di Gessate
  70. IC Cardarelli - Massaua di Milano
  71. IC Filzi di Milano
  72. IC Stoppani di Milano
  73. SM Arcadia Pertini di Milano
  74. IIS Natta di Milano
  75. ITSOS Steiner di Milano
  76. ITIS Giorgi di Milano
  77. LC Berchet di Milano
  78. LA Caravaggio di Milano
  79. IC Sottocorno di Milano
  80. ITIS Galilei di Milano
  81. IIS Calvino di Rozzano
  82. IC Borsi di Milano
  83. IIS Benini di Melegnano
  84. CD Bottego di Milano
  85. IIS Cremona - Zappa di Milano
  86. IC 5 Giornate di Milano
  87. SM Curiel - Muratori di Cornaredo
  88. ITT Pasolini di Milano
  89. I.C. Buscaglia di Cinisello B.
  90. ITIS Mattei di S. Donato milanese
  91. IC Quasimodo di Milano
  92. IC di Vimodrone
  93. III Circolo di Rozzano
  94. IC Francesco d'Assisi
  95. IC A. Frank di Sesto S.G.
  96. LS Galilei di Legnano
  97. ITIS Cartesio di Cinisello B.
  98. IC Fermi di Cusano Milanino
  99. IC Ilaria Alpi di Milano
  100. IC Don MIlani di Locate di Triulzi
  101. IP Bertarelli di Milano
  102. CD A. Frank di Binasco
  103. IC via delle betulle di Pieve E.
  104. IIS Dell'Acqua di Legnano
  105. IC Casa del sole di Milano
  106. IC Primo Levi di Milano
  107. LS Primo Levi di San Donato milanese
  108. IC Diaz di Milano
  109. IIS Kandinsky di Milano
  110. IC Q. Di Vona T. Speri di Milano
  111. SM Moscati - Mameli di Milano
  112. II Circolo di Rho
  113. IC Pertini di Milano
  114. DD Marie Curie di Milano
  115. IC Martiri della Libertà di Sesto S.G.
  116. I.C.S. "Milano - Spiga" di Milano
  117. LA di Brera di Milano
  118. IC via Trilussa di Milano
  119. IIS Alessandrini di Abbiategrasso
  120. SM Rinascita di Milano
  121. II Circolo di Abbiategrasso

sabato 29 gennaio 2011

A Milano le scuole bocciano il merito

55 le scuole che a Milano e provincia hanno sinora bocciato la sperimentazione sul merito

CD Bergognone - Foppette di Milano
IP Bernocchi di Legnano
I Circolo di Abbiategrasso
IC Thouar Gonzaga di Milano
IC Montessori di S. Giuliano Milanese
I Circolo di Buccinasco
LS Vico di Corsico
IC Copernico di Corsico
CD Battisti di Milano
IC Pezzani di Milano
IC Madre Teresa di Calcutta di Milano
IIS Besta di Milano
IIS Schiaparelli - Gramsci di Milano
IIS Allende - Custodi di Milano
ITIS Feltrinelli di Milano
SM Luini - Falcone di Rozzano
I Circolo di Senago
IIS Pareto di Milano
LS Majorana di Rho
ITIS Curie di Milano
SM Buzzati di Milano
ITT Varalli di Milano
LS Cavalleri di Parabiago
ITIS Righi di Corsico
ITIS Conti di Milano
IC Fermi di S. Giuliano Milanese
II Circolo di Senago
ITC Verri di Milano
LS Bottoni di Milano
IC Tommaso Grossi di Milano
LC Manzoni di Milano
SM Carducci - Correnti di Abbiategrasso
IIS Marelli - Dudovich di Milano
IIS Moreschi di Milano
SM via Tiziano di Buccinasco
IC Don Orione di Milano
IIS Ferraris - Pacinotti di Milano
IC De Andrè di Rho
IC Barozzi di Milano
IC Morosini - Manara di Milano
IC Garibaldi di Cinisello B.
LA Boccioni di Milano
IIS Gadda di Paderno
II Circolo di Cernusco S/N
IC Paolo e Larissa Pini di Milano
IC Cuoco Sassi di Milano
IC Pinin Carpi di Milano
SM Carlo Porta di Milano
IC Lorenzini Feltre di Milano
ITIS Torricelli di Milano
III Circolo di Pioltello
IC via Russo di Milano
IC Rodari di Vermezzo
IC Perlasca di Bareggio
IIS Severi-Correnti di Milano

lunedì 24 gennaio 2011

Assemblea pubblica dei sindacati di base verso lo sciopero del 28

Segnaliamo questo appuntamento importante, dopo l'assemblea territoriale dei Cobas della scuola di giovedì scorso e l'incontro "Uniti contro la crisi" di sabato, a San Giulian Milanese, cui abbiamo partecipato come precari della scuola. Costruiamo lo sciopero del 28, affinchè sia l'inizio di una nuova stagione di mobilitazione dei lavoratori dei diversi comparti. Diamo anche noi docenti, come "operai della conoscenza", un segnale forte e chiaro all'attacco padronale di Marchionne e Governo, ricordando come proprio la scuola statale sia stata il laboratorio di coltura del ricatto "lavoro in cambio dei diritti", con i patti territoriali siglati nel settembre 2009 dai sindacati gialli Cisl, Uil e dalla Cgil lombarda. Anche oggi, dopo il clamoroso fallimento del governo con le scuole di Torino e di Napoli, Milano è chiamata in causa come laboratorio di sperimentazione della valutazione del merito dei docenti, come già accadde due anni fa per la cosiddetta riforma dell'istruzione secondaria di secondo grado. Come Prometheus abbiamo svelato da tempo la mistificatoria ideologia del merito del governo e del maggior partito di opposizione, entrambi fautori della scuola-azienda dell'autonomia. Rifiutiamo allora la divisione e la gerarchizzazione dei docenti in base al premio di produzione, l'applicazione della forma classica del salario al pezzo nella scuola, rivendichiamo salari decenti, sosteniamo la collegialità e la socializzazione delle prassi virtuose all'interno delle istituzioni scolastiche, contro le logiche privatistiche e competitive della scuola-azienda. Bocciamo la sperimentazione a Milano!

Domani, 25 gennaio, ore 18.00, presso il Liceo Ginnasio Statale "Giosuè Carducci" di Milano, in Via Beroldo (V.le Marche-P.zzale Loreto):
assemblea indetta dal sindacalismo di base per lo sciopero nazionale del 28 gennaio.
Venerdì, 28 gennaio, ore 9.00, appuntamento in P.ta Venezia con lo spezzone dei lavoratori uniti contro la crisi e la confederazione Cobas.

domenica 16 gennaio 2011

Nuovo numero di Prometheus

Il calcolo del merito. Per una scuola pubblica di "qualità".

L'esperimento in corpore vili è già stato fatto sui docenti precari della scuola pubblica statale. Valutati con i criteri principe dell'apparato burocratico della PA, ovvero quelli dell'anzianità di servizio e dei titoli, i docenti precari sono divisi da punteggi che li mettono uno contro l'altro nelle diverse graduatorie e aspirano, dopo anni di indegno, non riconosciuto e vergognoso inferno, senza scatti di anzianità, quasi sempre licenziati a giugno per essere riassunti a settembre quando va bene, a quel contratto a tempo indeterminato che è ormai un miraggio. I docenti precari arraffano punti con corsi e corsetti, master sulla cui qualità e su come sono tutelati ci sarebbe da discutere, e molto, come pure sugli interessi economici che vi stanno dietro, fra cui quelli padronali del nostro attuale Presidente del consiglio. Lo scempio l'abbiamo di fronte, ora comunque è il turno dei colleghi di ruolo, già toccati da un rinnovato processo di precarizzazione che vede molti di loro, soprannumerari, raggranellare la cattedra in scuole diverse e in gruppi atomici di ore in discipline improbabili. Vivranno quel giorno funesto di cui hanno visto solo l'alba a fronte della cosiddetta riforma della scuola? La costruzione di un sistema in cui le relazioni si fondino sulla concorrenza virtuosa basata su compensi – premi di produzione –, intesi a gratificare il merito misurato dei singoli, resta vago e volutamente indefinito; come ciò potrà accadere – rientra nella più ampia retorica della “scuola di qualità”, cui aderiscono soggetti politici, partiti e sindacati, in modo chi opportunistico, chi strategico, nel riposizionamento in un quadro di consenso politico. Ma tentiamo qui di seguito di accennare al travisamento di fondo, al fine di smascherare quello che in queste righe chiameremo l'obbrobrio. La scuola è un articolato organismo-contesto che vive di interazioni continue, formalizzate e non, con la società, contribuendo assieme ad altri soggetti istituzionalizzati e non a far cultura, a costruire saperi. I reparti della fabbrica della conoscenza – pensiamo a uno qualsiasi degli istituti o plessi in cui lavoriamo – sono i gruppi di lavoro letto come opera sociale e condivisa. La scuola possiede ancora un soggetto collettivo, il Collegio dei docenti, dotato di ampia autonomia in materia di didattica! Organizzazione e progettazione fondano una struttura in cui le interazioni si basano su collettivi e gruppi. La valutazione degli apprendimenti è fatta dal Consiglio di classe, ad esempio. L'obbrobrio sta appunto nel passare dalla socializzazione delle competenze, socializzazione che contribuisce a costruirle oltre che a definirle, alla libera concorrenza delle professionalità individuali. L'approccio al merito segue un noto schema applicato ideologicamente ai lavoratori della PA, secondo cui, garantendo al singolo il merito monetizzato – il premio di produzione – dovuto a quel che produce, si creerà quella virtuosa concorrenza all'interno della scuola mercato che al contesto degli apprendimenti non potrà che giovare. Ma la scuola non è il libero mercato di Adam Smith e nemmeno quel corpo di burocrati rinsecchito che abbisogna della linfa vitale dell'iniziativa personale all'insegna del diventare “imprenditori di se stessi”. La scuola è un organismo, lo ripetiamo, in cui l'elemento di produzione e valutazione è al massimo grado socializzato. Nella scuola la burocratizzazione dei processi non è spinta, come invece all'interno di altri settori della PA, fatta eccezione marginalmente per i reparti amministrativi. Sintetizzando, ci si trova di fronte alla concreta impossibilità di passare dal valore d'uso al valore di scambio “misurato razionalmente”. Come ci si comporterà con i molti docenti che studiano e si aggiornano in modo serio, ma autonomo e così difficilmente rilevabile? Ma la retorica del merito nel suo dispiegarsi tocca marginalmente e inappropriatamente, evidenziando i suoi limiti, la questione della valutazione dei gruppi di lavoro – i reparti della fabbrica della conoscenza –, cadendo infine nell'errore di confondere il gruppo con la somma algebrica dei suoi componenti, astratta nella misurazione razionale aziendalistica. Di nuovo, come già accennato in un precedente articolo qui su Prometheus, non troviamo alcun cenno alla possibilità di innescare e valorizzare dei processi di auto-valutazione, se già presenti. È possibile esplicitarli condividendo criticamente prassi – le prassi virtuose – all'interno della scuola e fra scuole diverse. Oggi la rete con i suoi strumenti, sfruttabili pienamente con le competenze presenti all'interno della scuola, offre possibili e diversificate soluzioni per lavorare in tal senso, in modo rinnovato e creativo. La tendenza attuale è quindi quella di interpretare e costruire una scuola, valutandola anche, polverizzata e scollata nei suoi attori e nei processi in cui questi sono coinvolti. La razionalità chiusa si articola in un discorso in cui la retorica aziendale frammenta e polverizza un contesto produttivo, stravolgendolo e piegandolo verso altri interessi ben identificabili, come vedremo in seguito.

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sabato 4 dicembre 2010

Prometheus: doppio numero

Il segretario della CISL Bonanni, lo scorso 15 novembre, nel corso di una tarda trasmissione di LA7 in cui si parlava di metalmeccanici e di precari, con una docente precaria della scuola, ha modulato per tutta la serata la seguente litania: “L'unico modo per tutelare il lavoro e i posti è quello di rendere il paese Italia appetibile per gli investitori stranieri”. Quindi, aggiungiamo noi, leggendo non solo fra le righe: “voi lavoratori – manodopera e mentedopera – non avete che da offrire la vostra nuda opera, accettando il fatto che la mondializzazione vi ha posto in un nuovo contesto, che non è più quello protetto che, a partire dalla fine della seconda guerra mondiale, è stato garantito da quel compromesso chiamato welfare-state”. Come dire che si deve assistere con rassegnazione a un processo di PROLETARIZZAZIONE spinta, che tocca l'operaio sociale in modo rinnovato e drammatico, articolato sì in modo nuovo, anche se poi riaffiorano, rivisti e rielaborati nel nuovo contesto – sussunti –, i dispositivi di sfruttamento classici. Perché prenderla così alla larga nel commentare le firme aggiunte - i gruppi di precari sottoscriventi – al nostro documento di critica del PD? Perché il linguaggio del PD, anche quando parla di scuola, è l'esemplificazione di una SEMANTICA TRASVERSALE – quindi toccare qui il PD è un pretesto per una più ampia analisi critica –, che è CHIUSA e incapace di uscire dall'autoreferenzialità di un certo discorso. Chiusa in una RAZIONALITÀ ECONOMICA, che riduce anche la stessa scuola a una fabbrica di ingranaggi della macchina sociale, pur articolata e complessa – forgiatrice del lavoro complesso –, malgrado l'improponibilità attuale di un tale obbrobrio sia mascherata con la foglia di fico della denuncia delle cifre – mai tutte le cifre, però: mancano per esempio quelle che riguardano l'epocale taglio del personale – e le crude percentuali degli investimenti per la ricerca e l'istruzione. Dall'altro versante le cifre sciorinate dei tagli, le richieste di assunzione sui posti vacanti presentate dai precari della scuola, l'accusa mossa alla riforma dai docenti precari e di ruolo, di non essere altro che una razionalizzazione di un capitolo di spesa pubblica, non bastano. Se veramente ci si deve riappropriare della scuola, ridandole la possibilità di immaginare, di pensare e di costruire, elaborandolo, un altro futuro – nel lungo periodo saremo tutti morti, ma i nostri figli saranno vivi! – non si può partire dal discorso sindacale ed economicistico, ma bisogna attaccare, mediante una seria ANALISI CRITICA, quel discorso razionale e chiuso di cui abbiamo detto sopra. Firmare un documento del genere, il nostro documento contro il PD, denso punto di partenza per un lavoro lungo, faticoso, ma obbligatorio e appagante, vuol dire mettersi in una prospettiva in cui la lotta si articoli oltre il senso perso in certe parate sindacali e in alcune spettacolari manifestazioni, entrambe capitoli dello show mediatico-politico, altro versante del discorso economico razionale chiuso. La differenza fra presunti movimenti virtuali e autoreferenziali e il contribuire alla costruzione di un MOVIMENTO AUTONOMO, in cui nell'analisi critica, unita alla prassi di lotta nei LUOGHI DI LAVORO, rilegga, facendolo riemergere, il conflitto anestetizzato e latente, divide nettamente lo spettro delle frequenze delle varie proposte politiche. Nell'oggi il nostro appello al contribuire alla costruzione di un movimento autonomo di lavoratori a partire dalla scuola e dall'università, non già da un generico settore della conoscenza, non può che concretamente e storicamente guardare in primo luogo alle esperienze “DI BASE”, ove queste non si siano chiuse, ma soprattutto non può prescindere dal diffondere nei posti di lavoro le analisi e le riflessioni nell'approccio critico che caratterizza il lavoro da noi qui intrapreso, in Prometheus.

giovedì 2 dicembre 2010

domenica 17 ottobre 2010

Documento LAS Milano - RPVeneto su "merito e valutazione"

[...] l’apertura del PD ai temi della valutazione e del merito, nonché a quelli della trasformazione delle modalità di reclutamento, dell’ingresso dei privati nelle scuole, della chiamata diretta del personale docente, della gestione del personale da parte delle scuole, testimonia, molto più di una strategia consapevole e razionale per rilanciare la scuola, la subalternità di quel partito all’ideologia dell’impresa, la sua condivisione del generale disegno di impoverimento e di sottomissione della scuola a logiche privatistiche perseguito negli ultimi decenni, la debolezza della sua opposizione e l’inesistenza di una proposta realmente alternativa a quella dell’attuale governo.
Inoltre, proporre queste novità, con lo scopo dichiarato di rilanciare la scuola italiana, significa dare adito alla mistificazione secondo la quale sarebbe possibile riformare la scuola a costo zero, o addirittura, come mostra la costante riduzione dei finanziamenti che data ormai da un ventennio, risparmiando. I problemi della scuola italiana, che il PD dichiara di avere a cuore, come la dispersione o lo scarso numero di diplomati, sono il risultato di una politica sistematica di taglio alla spesa; non possono quindi essere risolti altrimenti che con una politica di investimento. Non si tratta di impiegare meglio le risorse esistenti, ma di incrementarle. La cosiddetta qualità dell’istruzione richiede classi contenute, non classi-pollaio da 35 studenti; richiede che si possano nominare supplenti anche per le assenze brevi, anziché essere costretti a smembrare le classi ad ogni ora, e che si assumano in ruolo i docenti precari; la lotta alla dispersione richiede la presenza nelle scuole di personale qualificato che orienti, riorienti, sostenga gli studenti in difficoltà; l’integrazione degli alunni stranieri impone l’assunzione di insegnanti di italiano L2; la preparazione degli insegnanti passa attraverso l’erogazione di corsi di aggiornamento gratuiti, e così via.
L’opinione pubblica può credere che la dispersione scolastica e le carenze della scuola italiana dipendano dall’impreparazione e dallo scarso impegno degli insegnanti, dal meccanismo dello scorrimento delle graduatorie e dalla scarsa selezione in ingresso, dalla mancanza della valutazione e dall’eccesso di burocrazia. Un partito che ambisca a governare il paese e che voglia rappresentare una reale alternativa agli occhi di un milione di lavoratori della scuola e di milioni di potenziali elettori, però, anziché legittimare quei pregiudizi e proporre soluzioni che su essi si fondano, dovrebbe denunciare con onestà e forza le vere cause delle difficoltà in cui versa la scuola – i tagli alle risorse dell’ultimo ventennio - e proporre conseguentemente un piano finanziario che la rilanci e che collochi la spesa italiana per l’istruzione in linea con quella dei principali paesi europei.

Propongono:
Lavoratori Auto-organizzati della Scuola – Milano
Rete Organizzata Docenti e Ata Precari Scuola Veneto


Sottoscrivono:
Coordinamento Precari Scuola Modena
Gruppi di Azione Precaria Genova

Precari Cobas Napoli
Precari Scuola Padova
Precari Scuola Cobas Roma
Precari Scuola Cobas Latina
Precari Scuola Cobas Pisa
Precari Scuola Cobas Salerno

Precari Scuola Cagliari

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lunedì 11 ottobre 2010

Tutti ad Adro per lo sciopero generale della scuola del 15 ottobre!

Saremo anche noi ad Adro, con i Cobas di Milano e di Brescia, per ribadire il nostro no alla scuola di Gelmini e Tremonti, che cancella posti di lavoro, ore e diritti di lavoratori e studenti, ma anche per opporci alla deriva identitaria della scuola pubblica statale.
Di seguito il comunicato dei Cobas di Milano.

SCIOPERO GENERALE DELLA SCUOLA: VENERDÌ 15 OTTOBRE TUTTI/E AD ADRO

I docenti e gli ATA Cobas di Milano il 15 ottobre, giornata di sciopero generale della scuola, con manifestazioni territoriali, invitano tutti ad Adro (BS).La proposta di “gita bresciana” nasce dal profondo disgusto per lo scandaloso spettacolo offerto nella nuova scuola del paesino lombardo, segnale di un ennesimo avanzamento nella campagna senza fine di distruzione della scuola pubblica e di uso di essa per interessi privati: quelli in questo caso di un partito, la lega nord, che fa veramente di tutto pur di rafforzare la componente identitaria di una buona parte della popolazione locale, leghista e razzista, mandando in soffitta la cultura del rispetto verso tutti coloro che non si identificano con i “valori” padani e sbattendosene del messaggio di solidarietà verso i molti figli di immigrati, alunni di questa scuola pubblica, cioè di tutti.Andiamo ad Adro, dunque, per ridipingere coi nostri colori e per “oscurare” con solarità, il verde, intriso però di tinte cupe, dei meschini simboli leghisti.Manifesteremo la nostra ferma opposizione al progetto razzista senza dimenticare le altre sacrosante ragioni dello sciopero e cioè la netta contrarietà ai tagli e all’espulsione dei precari, il NO alla controriforma delle superiori, la battaglia contro le cattedre extralarge oltre l’orario contrattuale, il rifiuto dell’ingestibile numero degli alunni nelle classi, spesso al di sopra dei limiti normativi sulla sicurezza.Scioperiamo quindi perché gli investimenti in istruzione, anzichè diminuire, crescano da ora sostanziosamente, uguagliando le medie degli altri paesi OCSE, attraverso l’assunzione stabile dei precari in tutti i posti vacanti, a cominciare dall’immediato ripristino degli orari e degli organici negli istituti tecnici e professionali, come imposto dal Consiglio di Stato, rivogliamo il maltolto del contratto e degli scatti di anzianità e il diritto di assemblea per tutti/e.L’appuntamento per i milanesi e per tutti quelli che volessero partire da Milano è in Stazione centrale alle ore 7.45 di ven 15 per prendere il treno per Brescia, con fermata a Rovato, dove una navetta ci porterà ad Adro.

lunedì 4 ottobre 2010

Da Prometheus numero 1 - settembre 2010

La storia infinita
Il precariato scolastico in Italia

di Stefano Micheletti

Il precariato nella scuola è sempre esistito. L’avvio all’insegnamento è sempre stato caratterizzato dalle prime supplenze e via via dall’accesso al ruolo. Tutti lo consideravano una sorta di tirocinio, nel bene o nel male, necessario. Ma negli ultimi lustri il precariato si sta sempre più connotando, nella scuola, ma nel mercato del lavoro in generale, non più come un periodo iniziale e transitorio della vita professionale, ma come una sorta di condizione esistenziale, la precarietà a vita appunto. Tant'è vero che ormai le notizie di docenti e non docenti ultrasessantenni, che vanno in pensione senza vedersi trasformare il contratto da tempo determinato a indeterminato, non destano più clamore. Chi poi entra in ruolo dopo moltissimi anni da supplente in realtà condurrà per sempre una vita – dal punto di vista del reddito – precaria: avrà una “carriera” precaria (ai sensi della ricostruzione della carriera, infatti, solo i primi 4 anni pre-ruolo sono riconosciuti interi, il resto per i due terzi), ma soprattutto avrà una pensione da fame, viste le settimane estive non coperte dai contributi, a parte quelli “figurativi” dell’indennità di disoccupazione.
Vediamo come e perché siamo arrivati a questo. Partiamo da un articolo di Tuttoscuola del 6 settembre scorso.
Virtualmente le assunzioni in ruolo dovrebbero essere effettuate su tutti i posti vacanti. Ma non si tratta di un adempimento automatico da parte dell'Amministrazione scolastica, perché la legge 449/1997 dispone che le assunzioni devono essere autorizzate dalla Presidenza del Consiglio sentito il Ministero dell'Economia e Finanze. In questo modo, se il numero delle immissioni in ruolo non copre i posti lasciati liberi per pensionamento (è successo nei primi anni di questo decennio), occorre ricorrere alla nomina di docenti con contratto a tempo determinato. Se non vi sono autorizzazioni di assunzioni (è capitato per due anni nel 2002/03 e nel 2003/04), ovviamente il livello di docenti con contratto a tempo determinato si alza in modo preoccupante. Due altri fattori hanno inciso sensibilmente in modo concomitante sull'aumento dei docenti con contratto a tempo determinato in quel periodo: sostegno in deroga e scompenso tra organico previsionale e quello di fatto. Sostegno: vi è stato l'aumento costante del numero di posti di sostegno in deroga (da riservare per legge solo al personale a tempo determinato), più che raddoppiato dal 98/99, quando era sotto le 20mila unità e arrivato a quasi 47mila nel 2006-07. Riguardo a organico di diritto (previsionale) e situazione di fatto, nel 2006-07 - ad esempio - vi è stata una differenza di quasi 2.500 classi in più (erano state previste 375.722 e ne sono state attivate effettivamente 378.034) che hanno comportato 7-8 mila nomine precarie in più. Il resto, come era sempre avvenuto in quegli anni, lo ha fatto il turn over. Insomma, una politica degli organici dipendente dalle ragioni di bilancio ha compromesso la stabilizzazione nella scuola e alimentato le nomine precarie, a danno della continuità educativa e della qualità dell'offerta formativa, soprattutto nella scuola secondaria Prima del 2000 docente precario voleva dire soprattutto professore di scuola secondaria superiore con contratto a tempo determinato, perché negli altri settori l'incidenza di insegnanti non di ruolo era poco più che fisiologica. Dal 2001-02 anche nella scuola media aumenta sensibilmente la presenza di docenti precari, raggiungendo in breve tempo le stesse percentuali di professori precari della secondaria superiore [...].
Insomma, gli sproloqui della Gelmini, ma anche degli esponenti della parte politica oggi non al governo (abbiamo un certo pudore nello scrivere “all’opposizione”), sulle graduatorie dei precari ingrossate artificialmente o da sistemi di formazione e reclutamento inefficaci che hanno creato il mostro, sono fandonie: il nocciolo della questione è che il precariato c’è, perché si tratta di una questione di SFRUTTAMENTO. La L 449/97, con la quale si dispone che le assunzioni nella scuola devono essere autorizzate volta per volta dal Ministero dell’Economia, è la legge finanziaria del 1998. Alla presidenza del Consiglio dei Ministri c’è Prodi, al Ministero del Tesoro Ciampi e alle Finanze Visco. Sono gli anni in cui si favoleggia sulle magnifiche sorti e progressive della flessibilità. Gli anni in cui D’Alema proclama la fine del “posto fisso”, in cui Berlinguer e Bassanini preparano l’avvento della cosiddetta autonomia scolastica, all’insegna della flessibilità e dell’aziendalizzazione della scuola. Sono gli anni del “pacchetto Treu” che introduce nel mercato del lavoro innumerevoli forme di contratti flessibili e precari, dispositivi poi peggiorati dalla L 30 varata dal centrodestra.
Le assunzioni in ruolo avvengono sui posti vacanti di organico di diritto, che però non corrispondono mai all’organico di fatto necessario per garantire il servizio scolastico. E negli ultimi anni la forbice tra odd e odf si è sempre più allargata. Qualcuno ricorda ancora le polemiche innescate dalle associazioni di precari della scuola sulla pubblicazione di un carteggio tra l’allora (1997) ministro delle Finanze Visco e l’allora ragioniere generale dello Stato Monorchio, in ordine alla preparazione/discussione della legge finanziaria per il 1998. In questo carteggio Visco sosteneva candidamente che nella scuola conveniva mantenere il maggior numero possibile di posti in odf, senza stabilizzarli in odd, perché, essendo i posti di fatto occupati da personale con contratto a tempo determinato, il RISPARMIO per l’Amministrazione sarebbe stato notevole.
Come sappiamo, i supplenti fino al termine delle attività didattiche - la maggioranza - sono occupati sui posti di fatto e non percepiscono lo stipendio nei mesi estivi, mentre tutti, anche i supplenti annuali che percepiscono lo stipendio in estate, non godono della progressione di carriera. Mediamente, al lordo, per ogni contratto a td rispetto a ogni contratto a ti, il risparmio allora ammontava a 14 milioni di £. Calcoli e tabelle erano pubblicati nelle relazioni tecniche allegate alla L 449/97 che ha abolito l’automaticità delle assunzioni sui posti vacanti, vincolandole all’autorizzazione del Ministro dell’Economia.
Anche nel dicembre 2006, quando è varata la Finanziaria 2007 che prevede un piano di fattibilità triennale per l’immissione in ruolo di 150mila docenti e 20mila Ata, poi divenuti 30mila, è premier Prodi, Ministro dell’Economia e delle Finanze un altro banchiere, Padoa Schioppa. Molti all’epoca cercarono di smontare quella che era una "promessa", visto che annualmente le immissioni in ruolo avrebbero dovuto avere l’autorizzazione di Schioppa. Il piano fu anche criticato perché in realtà era compatibile con le politiche dei tagli agli organici (confermate nel Quaderno Bianco sulla Scuola del Ministro Fioroni pubblicato nel settembre del 2007) e con le previsioni sui pensionamenti. In realtà le 150mila assunzioni in ruolo in 3 anni avrebbero solo garantito il turn-over, anche al netto dei tagli previsti (che non si scostavano molto da quelli della L 133/08: Gelmini ha sempre a ragione sostenuto che i numeri dei suoi tagli provenivano dal Quaderno di Fioroni). E non avrebbero comunque risolto il problema del precariato nella scuola. Calcoli e tabelle pubblicati nelle relazioni tecniche illustrative allegate alla legge finanziaria del 2007 dimostravano l’assoluta compatibilità del piano di assunzioni. Anzi, con il graduale ripristino del turn-over l’Amministrazione risparmiava notevolmente, in quanto un docente in pensione arriva al massimo di carriera e di stipendio tabellare corrispondente, mentre un neo-assunto prende servizio a livello 0 di carriera e di stipendio. Comunque, nonostante il graduale piano di assunzioni sui posti vacanti di odd, sarebbero rimasti in odf migliaia di posti su cui collocare supplenti fino al termine delle attività didattiche, retribuiti mediamente 9.000 € in meno l’anno del personale a tempo indeterminato.
Coloro che criticarono il piano delle 150mila assunzioni sostenevano invece perlomeno l’assunzione su tutti i posti disponibili, abrogando quella norma della L 449/97 che Prodi stesso aveva fatto inserire su indicazione del "vampiro" Visco. In tutti gli anni dal 1998 in poi, infatti, le assunzioni sono state autorizzate con il contagocce e per una risibile percentuale dei posti vacanti di odd. Anche per questo anno scolastico, nonostante i tagli straordinari della L 133, i posti vacanti di odd del personale docente ammontavano a 30mila unità, ma ne sono stati assunti solo 10mila; per non parlare degli ATA (1 su 2 ha un contratto a td): a fronte di migliaia e migliaia di posti vacanti, ne sono stati assunti solo 6.500. Romano Prodi, al governo nel 2006-08, per avviare la risoluzione del problema del precariato nella scuola avrebbe potuto non inserire nella legge finanziaria piani di fattibilità (promesse), ma semplicemente abrogare una norma che Prodi Romano aveva varato nel 1997. Ma probabilmente neppure il centrosinistra intende rinunciare allo sfruttamento dei precari della scuola.
Oggi, in questo clima incerto, in cui possibili elezioni e promesse elettorali scandiscono i tempi della politica, sostenere, in alternativa ai tagli Gelmini-Tremonti e alla mattanza dei nostri fratelli precari meridionali (al Sud i tagli non sono stati attenuati da pensionamenti e aumento degli studenti), il vecchio piano di Prodi delle 150mila immissioni in ruolo significa un’ulteriore presa in giro. Se proprio dovete promettere qualcosa, promettete di abrogare la norma della L 449/97, ripristinando l’AUTOMATICITÀ delle ASSUNZIONI su tutti i posti disponibili.

venerdì 24 settembre 2010

Prometheus numero 1

Segnaliamo l'uscita del numero 1 di Prometheus, interamente dedicato al precariato: storia, sviluppi, soluzioni. Prometheus è un progetto di LAS Milano e RP Veneto. Saremmo grati a chi volesse diffonderlo nelle scuole della propria città. Di seguito, l'editoriale.


Precari, a tempo indeterminato


“Precari in sciopero della fame”, “esplode la rabbia dei precari”, “precari in vendita su e-bay” titolano i giornali e i siti delle ultime settimane. Etichetta ormai in uso nel linguaggio politico e giornalistico, quella del lavoratore precario sembra non tener minimamente conto della corrispondenza tra segno e senso. Sì, perché la precarietà del lavoro è ormai diventata una condizione stabile e strutturale, persino o soprattutto nella scuola statale. E il senso di questo aggettivo sostantivato, che contempera i due significati di revocabilità e transitorietà, sembra aver perso ogni addentellato con la realtà economica e giuridica di migliaia di lavoratori della scuola. “Revocabile”, “a discrezione d’altri” e quindi “malsicuro”, “passeggero” recita infatti il dizionario al lemma precario. Ma il precario sa che la sua precarietà è a tempo indeterminato. E precisamente dal 1997, da quando cioè è stata cancellata l’automaticità delle immissioni in ruolo.
Ma ulteriori minacce si profilano all’orizzonte. Uscita indenne dal pacchetto Treu, che introdusse nuove tipologie contrattuali come la collaborazione coordinata continuativa, e dalla legge Biagi che ne ha istituite di nuove, anche la scuola inizia a sperimentare e progettare forme contrattuali flessibili. Se da un lato infatti si trova a fare i conti con un precariato cresciuto a dismisura per questioni di mero risparmio, dall’altro ha recentemente collaudato in alcune Regioni forme di lavoro ultraflessibile e sottopagato, in deroga al CCNL, come falsa risposta alla disoccupazione prodotta dalla L 133/08. Non basta: la proposta di legge Goisis allo studio della Commissione cultura, oltre a prevedere quelle forme contrattuali flessibili di assunzione e d’impiego contemplate dalle leggi sui rapporti di lavoro subordinato nell’impresa, già previste per alcuni profili lavorativi negli istituti tecnici e professionali e confermate dal recente Riordino delle superiori, introduce contratti pluriennali, da 5 a 10 anni, eventualmente confermabili. Il motivo? Risparmio, solo risparmio, perché se un precario costa in media 9mila € in meno l’anno, un lavoratore a progetto costerà ancor meno. Ricattabili, fungibili, flessibili, così saranno i futuri insegnanti di una scuola sempre più votata alla formazione di forza lavoro o mente d'opera precaria. E alla loro formazione il governo sta già pensando, visto che è di pochi giorni fa lo schema di DM sulla formazione iniziale. Sbandierata come innovativa, la futura formazione altro non è che una riedizione in versione ridotta delle vecchie SSIS. In attesa del decreto sul reclutamento, resta il fatto che si voglia eludere ancora il problema di fondo, cioè il diritto all’assunzione dei precari, sancita dal Consiglio dell’UE e riconosciuta da molti Giudici del lavoro, ma vincolata all’autorizzazione preventiva del MEF.


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venerdì 17 settembre 2010

Prometheus numero 1







Prossimamente:

Prometheus settembre 2010 - anno I - numero 1
Il precariato nella scuola statale italiana


Informare, analizzare i processi in atto, aprire prospettive di lotta nella scuola. Prometheus, colui che riflette prima

martedì 14 settembre 2010

Schema di DM sulla formazione iniziale

Pubblichiamo un documento critico di LAS Milano e RPVeneto sullo schema di Decreto Ministeriale sulla formazione iniziale dei docenti.

Il nuovo sistema di reclutamento, attualmente allo studio del MIUR, rappresenta per i docenti inseriti nelle Graduatorie ad Esaurimento un pericolo maggiore della stessa Legge 133/2008. Se questa, infatti, ha gettato decine di migliaia di docenti in uno stato di temporanea disoccupazione, quello minaccia di condannarne molti di più all’espulsione definitiva dalla scuola.
Lo scenario che si sta allestendo per i docenti attualmente inclusi nelle GaE si può presagire dal decreto sulla formazione iniziale degli insegnanti, approntato in questi giorni dal MIUR. Il testo, che rimanda a un successivo decreto la definizione delle norme per il reclutamento, definisce nuove procedure abilitanti, che rappresentano un chiaro regresso rispetto a quelle finora vigenti. Nonostante le pompose affermazioni sulla volontà di modificare radicalmente la formazione iniziale dei docenti, il ministero riproduce, in forma leggermente modificata, le vecchie procedure abilitanti, limitandosi a ridurne la durata e/o l’intensità. Per la scuola secondaria, infatti, al precedente sistema, che prevedeva: laurea quadriennale o magistrale (quinquennale) + biennio SSIS comprensivo di tirocinio attivo, subentra il seguente: laurea magistrale + Tirocinio Formativo Attivo annuale. Se si considera che la SSIS comprendeva insegnamenti disciplinari e didattici simili a quelli che saranno impartiti nelle nuove lauree magistrali, è evidente che la laurea triennale sarà equiparata di fatto alle vecchie lauree quadriennali o quinquennali. Quanto all’anno di TFA, esso si presenta come una semplice ripresa, separata nel tempo rispetto alla formazione universitaria, del vecchio tirocinio biennale, che nelle SSIS si svolgeva contemporaneamente alla formazione didattico-disciplinare. Non di rivoluzione del sistema di formazione, all’insegna della centralità della didattica, si tratta quindi, bensì di uno snellimento delle vecchie procedure, in linea con i pareri di certo sindacalismo.
La regolamentazione degli accessi ai corsi di laurea magistrale si basa sulla programmazione regionale del fabbisogno di personale docente, maggiorato nel limite del 30% in relazione al fabbisogno dell’intero sistema nazionale di istruzione. Accedono direttamente al TFA i possessori di laurea quadriennale o magistrale. Oltre al fatto che parlare di fabbisogno di personale docente, a fronte di circa 250mila iscritti nelle GaE, due terzi dei quali disoccupati, sembra uno scherzo di cattivo gusto, bisogna sottolineare che la normativa di riferimento è la legge 449/1997, sulla base della quale sono stati stabiliti per un decennio i contingenti di accesso alle SSIS, che hanno provocato l’esplosione del precariato nella scuola. Non di una soluzione al problema del precariato si tratta, quindi, ma di un preciso disegno per ampliarne la scala.
L’insistenza del governo sulla novità di queste procedure di formazione lascia presagire che si stia preparando un doppio canale di reclutamento, che istituisca una via preferenziale per i neo-abilitati, rispetto ai docenti iscritti nelle GaE.
L’istituzione di un doppio canale si baserebbe sul falso presupposto, giustificabile esclusivamente in una prospettiva propagandistica, che le vecchie procedure abilitanti non siano altrettanto o più valide delle nuove. Esso porterebbe, inoltre, alla conseguenza, paradossale e socialmente ingiusta, di creare nuovo precariato, al di fuori del reale fabbisogno di personale docente, espellendo dalla scuola molti precari già abilitati, a favore di altrettanti neo-laureati. Il doppio canale è uno strumento per estendere la lotta tra poveri: crea false aspettative per i più giovani, riduce le prospettive lavorative per i docenti precari più esperti.
Le Graduatorie ad Esaurimento sono lungi dall’essere esaurite. Solamente un massiccio piano di assunzioni a tempo indeterminato, fino al completo esaurimento delle graduatorie, può risolvere il problema del precariato nella scuola. Le OOSS sanno bene che esiste personale adeguatamente formato in soprannumero nella scuola italiana, e che non c’è alcuna necessità di rinfoltire il precariato prima di avere assorbito quello esistente. Un nuovo sistema di formazione iniziale dovrebbe servire a sanare le posizioni di migliaia di docenti che già insegnano, pur non possedendo l’abilitazione, non ad alimentare ulteriormente il precariato scolastico. La formazione di nuovo personale, del resto, è compatibile con il mantenimento e la riapertura delle GaE.
Il sistema di reclutamento, infine, dovrebbe garantire in primo luogo il diritto all’assunzione maturato in lunghi anni di servizio da centinaia di migliaia di docenti iscritti nelle GaE. Una programmazione dissennata degli accessi alle procedure abilitanti da parte del MIUR, congiunta ai tagli della legge 133/2008, li hanno condannati alla precarietà prima e alla disoccupazione poi; sacrificarli ora a una nuova leva di insegnanti in erba appare come un’indegna opera di macelleria sociale. Qualsiasi organizzazione, politica o sindacale, sostenga o avalli l’introduzione di un doppio canale di reclutamento, in una fase di forte contrazione degli organici e di sovrabbondanza di insegnanti abilitati, è quindi corresponsabile della disoccupazione di massa dei docenti precari, che reagiranno con una campagna di de-tesseramento e di astensione dal voto.

Lavoratori Auto-organizzati della Scuola – Milano

Rete Organizzata Docenti e Ata Precari Scuola Veneto

giovedì 9 settembre 2010

Anno nuovo, vecchia beffa. Già pronto l'"ammazza-precari" bis

Invariati criteri d'accesso al DM 68/2010, penalità, diritto al punteggio e all'indennità ordinaria di disoccupazione (ove maturata nell’ as 2009/2010). La domanda dovrà essere presentata tra il 15 e il 30 settembre. Fino alla pubblicazione dei nuovi elenchi, per le supplenze brevi saranno utilizzate le graduatorie di istituto.

Requisiti dei beneficiari:
  • incarico annuale o fino al termine delle attività didattiche o di 180 giorni di servizio in un’unica istituzione scolastica nell’anno scolastico 2008/2009;
  • mancata stipula di contratto td nella graduatoria principale d'inserimento per il 2010/2011, per carenza di posti disponibili;
  • stipula di contratto per un numero di ore inferiore a quello di cattedra o posto, in assenza di disponibilità di cattedre o posti interi.

Punteggio:

  • il punteggio attribuito per la stessa classe di concorso, posto di insegnamento, profilo professionale per cui il beneficiario ha prestato servizio nell’as 2008/2009.

Obblighi e penalità:

  • obbligo di accettare qualsiasi proposta di supplenza breve dai distretti indicati nella domanda;
  • la rinuncia immotivata o ingiustificata implica la perdita del diritto di convocazione dagli elenchi prioritari, del diritto del punteggio (tranne quello maturato iper il servizio effettivamente svolto nell’as 2010/2011), del diritto all’indennità di disoccupazione, se percepita;
  • nessuna penalizzazione per chi rinunci a una supplenza per accettare un incarico annuale o fino al termine delle attività didattiche resosi successivamente disponibile o un incarico su patti territoriali;
  • nessuna penalizzazione per rinuncia qualora si sia impegnati in una supplenza temporanea conferita attraverso le graduatorie di circolo o di istituto;
  • nessuna penalizzazione per rinuncia qualora si sia impegnati in una supplenza conferita attraverso le graduatorie di circolo o di istituto in un'altra provincia.

Rinnoviamo le medesime criticità espresse lo scorso anno:

  • L’accesso ai contratti di disponibilità è riservato solo a una minima parte dei precari rimasti senza lavoro;
  • non è prevista alcuna forma di tutela dei altri docenti iscritti nella II e III fascia delle graduatorie di istituto;
  • i beneficiari saranno costretti ad accettare le supplenze brevi assegnate dai DS, mentre tutti gli altri docenti avranno scarsissime possibilità di lavorare e non beneficeranno di alcun intervento a sostegno del reddito (ad esclusione della disoccupazione con requisiti ridotti, qualora ricorrano le circostanze previste dalla legge);
  • a fronte della concessione del punteggio di servizio per l’intero anno, i precari “storici” sono costretti ad accettare, invece di una nomina annuale, contratti di lavoro brevi e discontinui. Si introduce, quindi, per lavoratori che hanno maturato diversi anni di servizio, una forma di ulteriore precarizzazione, analoga a quella finora tipica dei docenti privi di abilitazione o neo-abilitati;
  • qualora il lavoratore rinunciasse ad un incarico, perderebbe non solo il diritto di accedere ai contratti di disponibilità, dunque alle supplenze temporanee, ma anche l’indennità di disoccupazione, che percepisce secondo le circostanze previste dalla legge;
  • qualora le supplenze offerte fossero brevi spezzoni orari, il lavoratore percepirebbe un salario inferiore allo stesso sussidio di disoccupazione; per gli altri docenti, al lavoro precario subentra la disoccupazione, senza forme di sostegno del reddito. È questo il risultato della piena conferma dei tagli agli organici previsti nella legge 133/2008;
  • non è prevista alcuna misura strutturale che sostenga i lavoratori precari nei prossimi quattro anni, quando saranno tagliati altri 150mila posti;
  • non è prevista alcuna estensione dell’accesso all’indennità di disoccupazione;
  • l’ammontare del sussidio mensile di disoccupazione non è incrementato; né è previsto alcun prolungamento dell’indennità oltre i termini usuali (8 mesi, contro i 10-12 di retribuzione di una supplenza annuale).

Legge 133, anno secondo. Si ricomincia con un copione già noto: decine di migliaia di tagli, docenti e personale ATA che scivolano dalla precarietà nella disoccupazione, governo, opposizione, sindacati confederali concordi nel regolare la spartizione tra i precari delle briciole rimaste. Sono le supplenze brevi la posta in gioco di questa guerra tra poveri; le regole per condurla, nel decreto “salva-precari”. Varato l’anno scorso per raffreddare le roventi proteste di settembre, è giunto alla seconda edizione, forte del successo mediatico raccolto nell’autunno del 2009.
La storia della sua introduzione è significativa del modo in cui la politica e la stampa italiane si occupano della precarietà della scuola. Per anni l’esistenza di centinaia di migliaia di lavoratori precari iscritti nelle graduatorie è stata semplicemente ignorata. Certamente tutti sanno che esistono i supplenti, ma la loro condizione giuridica ed economica, i motivi che spingono i governi a mantenerli nella precarietà non sono considerati temi interessanti. Poi, all’improvviso cominciano a far notizia, perché occupano gli U.S.P., salgono sui tetti, fanno lo sciopero della fame. Ironia della sorte: la politica inizia a parlare di precari solo quando sono già diventati disoccupati. Chi denuncia l’intollerabilità della precarietà a vita, chi stende articoli patetici sulla dura condizione del precario. Peccato che, davanti a un licenziamento di massa senza precedenti, siano fuori tema. Allora il governo, dopo aver negato per un anno intero l’espulsione di lavoratori dalla scuola, estrae dal cilindro il “salva-precari”, mirabile foglia di fico che mette a tacere stampa e opinione pubblica.
Solo i precari riconoscono la beffa. I supplenti annuali del 2008/2009, dopo aver perso il lavoro, ottengono grazie a quel decreto l’accesso alle supplenze brevi, cui avrebbero comunque diritto. In compenso, dovranno accettare tutte le proposte di lavoro, in una qualsiasi delle classi di concorso in cui sono abilitati, anche per un numero di ore cui corrisponda un salario inferiore all’indennità di disoccupazione, pena la perdita del sussidio. Unica contropartita, il riconoscimento del punteggio di servizio. Come nella peggior scuola privata il lavoratore è sottoposto a uno sfruttamento intensivo, facendo leva sulla “fame di punti”. Per il supplente annuale è un salto indietro, un ritorno alla sotto-occupazione; per i supplenti temporanei, esclusi dagli elenchi prioritari, la disoccupazione.
Quest’anno si replica, con criteri invariati: minimo 180 giorni di servizio in un’unica scuola nel 2008/2009 per accedere alle liste, riconoscimento del punteggio e penalità identiche a quelle stabilite lo scorso anno per chi rifiuta una chiamata. Il decreto lascia aperta la possibilità di una riedizione degli accordi Stato-Regioni, che già l’anno scorso hanno introdotto forme di ulteriore precarizzazione nella scuola statale. Emblematico il caso lombardo. Sbandierato come esempio di stato sociale moderno, attento alle esigenze della persona, l’accordo Miur-Lombardia non solo ha scaricato il peso dei tagli anche su altre categorie di lavoratori, come gli educatori, ma si è basato sul ricatto lavoro in cambio di diritti: docenti impiegati per 36 ore settimanali nelle mansioni più disparate, senza contratto, contributi, malattia, ferie, per ottenere l’integrazione del sussidio INPS fino al 100% del salario. Lo stesso baratto imposto ai lavoratori di Pomigliano, ma questa volta è il pubblico a indicare la strada.

lunedì 6 settembre 2010

Bloccate le nomine a Milano

Comunicato stampa
Oggi 6 settembre in occasione delle prime nomine di sostegno nella scuola superiore di primo e secondo grado al IPS Cavalieri di Milano gli insegnanti precari hanno temporaneamente bloccato le operazioni a causa delle manifeste irregolarità riscontrate; l'aspetto che più ha allarmato i presenti è stata la constatazione che nel totale delle disponibilità mancassero parecchie cattedre di sostegno, in particolare quelle assegnate in deroga alla Regione Lombardia (in provincia di Milano 152 posti su tutti gli ordini di scuola, a fronte di 200 nuove certificazioni di handicap pervenute all'USR). Tale mancanza comporta il restringimento del diritto di scelta per ciascun precario e il concreto rischio di non ottenere una nomina nonostante la disponibilità aggiuntiva di cattedre.Per queste ragioni tutti i coordinamenti precari stamattina hanno srotolato uno striscione, denunciato pubblicamente l'irregolarità delle operazioni di nomina e hanno richiesto alla dottoressa Pace, funzionaria responsabile dell'USP di Milano, accorsa nella sede di via Olona, che le convocazioni siano sospese e rimandate ad altra data, ossia al momento in cui sia assicurata la disponibilità completa delle cattedre di sostegno. Alla risposta negativa della dottoressa Pace i precari risponderanno con un esposto alla Magiustratura e si impegnano a continuare la mobilitazione.
Attualmente è in corso un'assemblea nell'aula magna della scuola. Invitiamo tutti i precari, i lavoratori della scuola, gli studenti e i cittadini solidali a venire presso l'IPS Cavalieri di via Olona 14 per tutta la durata delle convocazioni (6-7-8-9-10 settembre) per vigilare sulla corretta procedura delle nomine, per rivendicare il nostro diritto al lavoro, ad un trattamento dignitoso, a operazioni di nomina pubbliche e trasparenti. Ribadiamo, uniti, il nostro NO AI TAGLI della Gelmini e di Tremonti.

I docenti precari della provincia di Milano
Coord. Lavoratori della scuola "3ottobre" - C.P.S. Milano
Lavoratori Auto-organizzati della Scuola – Milano
Movimento Scuola Precaria – C.P.S. Milano
Presidio permanente lavoratori della scuola Milano

domenica 5 settembre 2010

Ripartiamo dalle convocazioni, ripartiamo dalla non-collaborazione

La strada dello sciopero della fame imboccata da alcuni docenti precari si è rivelata ad oggi fallimentare, poiché, se è riuscita ad attrarre i mezzi di comunicazione, sempre in cerca di storie drammatiche, che suscitino curiosità e scalpore in lettori e telespettatori educati al gusto della spettacolarità e del reality show, non è stata in grado di mobilitare i lavoratori della scuola e si è facilmente prestata alla vampirizzazione da parte di politici in passerella.
Questa forma di lotta potenzialmente implosiva non può, né deve essere estesa ai lavoratori. Chi ha predicato l’estensione dello sciopero della fame a tutti i precari li ha dissennatamente spinti verso un suicidio di massa o a una sua messa in scena, anziché lavorare per la costruzione di lotte collettive. Da lotte condivise bisogna appunto ripartire.
Il momento e il luogo da cui ricominciare, in autonomia e dal basso, sono le prossime operazioni di nomina, in cui saranno presenti i lavoratori e i disoccupati. La direzione da noi indicata è quella del boicottaggio attivo e della non-collaborazione, che significa rifiuto di tutte le forme di straordinario, rifiuto delle cattedre over size. Ma perché questa strada sia effettivamente seguita dai colleghi precari alle nomine e nelle scuole (per chi avrà la fortuna di entrarci) serve un esempio. Come hanno mostrato i colleghi di Reggio Calabria, i precari devono rialzare la testa, debbono far valere il diritto ad un trattamento dignitoso e al rispetto delle normative che regolamentano le operazioni di nomina, devono riaffermare i propri diritti dinanzi a D.S. sempre più simili a manager di azienda che a colleghi.
Quindi, vigileremo affinché le nomine siano effettivamente pubbliche e trasparenti, affinché le disponibilità siano pubblicate per tempo, affinché non siano assegnati posti arrivati in corso di nomina, affinché non si attribuiscano cattedre o spezzoni oltre le 18 ore. Qualora ciò non accadesse, le convocazioni dovranno essere sospese e rinviate al giorno seguente.
Smettere i panni del gregge alle nomine e quelli del missionario e del carrierista nelle scuole, questo obiettivo ci poniamo, perché la lotta nasce sia dalla conoscenza dei propri diritti e doveri, sia dal recupero della solidarietà e dell’unità dei lavoratori.

Lavoratori Auto-organizzati della Scuola - Milano

venerdì 3 settembre 2010

Comunicato congiunto LAS Milano - RP Veneto

Lo sciopero degli scrutini è stato un momento alto di lotta nato da una condivisione di intenti che ha visto la base dei lavoratori, personale della scuola di ruolo e precari, uniti ed autonomi in una forma di protesta rilevabile per incisività. Questa è andata oltre le timide e svogliate reazioni dei sindacati, concertativi e non, e dei partiti tutti i quali, allineati a disegni politici che ancora una volta non vedono il lavoratore e la qualità della scuola uniti in modo organico, hanno rimandato le loro iniziative, se l'hanno fatto, alle kermesse di facciata, rituali proteste foglie di fico, culminanti con improbabili, per credibilità, convegni d'autunno.
Oggi a tutti appare chiaro che lo sciopero è stato comunque un abortito momento di svolta nella strategia di lotta adottata, in quanto inchiodato nella sua dinamica propulsiva da chi sul finire degli anni 80 col reale tentativo di garantirsi l'egemonia a livello di rappresentanza del lavoro, mascherando il tutto sotto l'ipocrita facciata delle garanzie dei servizi per il cittadino, con la legge 146 del ‘90 ha pesantemente e decisivamente mutilato l'unica vera ed efficace forma di lotta nelle mani dei lavoratori della scuola.
Ma questo è solo un frammento indicativo di un'articolata strategia che ha visto soggetti politici di varia natura uniti nella prassi di raffreddamento dei conflitti, prassi che prevede una ben delineata analisi delle dinamiche nel mondo del lavoro e non solo, che ha rinunciato di fatto alla descrizione di scenari in cui gli antagonismi reali vengano letti e palesati. A partire da tali antagonismi il conflitto non rimanda soltanto ad un modo di agire, ad una prospettiva, ma si configura come forma di analisi di quanto ci circonda e di quello che stiamo vivendo. Tale lettura risulta ora imprescindibile in un contesto di mondializzazione in cui si sta di fatto sgretolando quel welfare-state risultato storicamente da un compromesso che ha visto congelata non solo la lotta, ma anche la possibilità di un suo articolarsi come riflessione ed analisi dei processi in atto.
La lotta quindi non è un percorso da estremisti, ma si pone con chiarezza a chi è consapevole ed è in grado di leggere la propria azione e le proprie rivendicazioni in modo lucido e tutt'altro che corporativo: i lavoratori della scuola non difendono solo il loro posto di lavoro, ma hanno come obiettivo ultimo la qualità della scuola stessa ovvero il futuro e la libertà per le nuove generazioni. La prospettiva della lotta si pone a chi intraprende, in modo autonomo rispetto ai soggetti politici che frenano o congelano la lotta, un percorso di analisi lucido, unica garanzia per azioni credibili che non rischino di essere, talvolta anche drammaticamente, fagocitate in quei ritualismi di uno spettacolo purtroppo molte volte già visto ma che recuperino la dimensione collettiva dell’agire politico.
Rifiuto della delega, autonomia dal basso, riflessione critica, analisi dei conflitti reali e lotta! Questo proponiamo e null'altro!


Rete Organizzata Docenti e Ata Precari Scuola Veneto
Lavoratori Auto-organizzati della Scuola - Milano